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Il passaggio da Nedc a Wltp: cosa cambia nel 2021?

Il 2021 è un anno chiave per la stretta che è stata imposta da un po’ di tempo alle emissioni auto, e fino ad ora limitata al “vecchio” ciclo Nedc. A partire da gennaio viene infatti applicato a tutte le auto il più severo ciclo Wltp, che non è stringente solo nelle determinazioni dei livelli di emissioni accettabili, ma anche nelle modalità di rilevazione delle stesse, e sarà applicato a tutte le auto.

Vediamo insieme che cosa cambia e quale impatto il nuovo ciclo avrà sugli automobilisti.

protocollo WLTP 2021

Cosa sono i protocolli Nedc e Wltp?

Entrambi costituiscono processi utilizzati in fase di omologazione di un nuovo veicolo, ma differiscono tra di loro per procedure di verifica e metodologia.

In maniera più o meno graduale il Wltp a partire dal 2018 ha messo da parte il vecchio Nedc, ed il tema è senza alcun dubbio centrale non solo per i produttori ma anche per gli automobilisti. Non si tratta di semplici sigle senza importanza, perché sono utilizzati questi protocolli anche per calcoli fiscali relativi alla vettura e sono parte integrante delle modalità di accesso agli incentivi auto.

Il vecchio ciclo Nedc

il vecchio ciclo Nedc prossimo alla totale dismissione (New European Drivery Cycle) era datato 1997, e prevedeva un ciclo di omologazione basato su parametri e condizioni non troppo realistici, e che poco di avvicinavano alla effettiva modalità di uso quotidiano di un’automobile dal momento che si basava su simulazioni e su test molto poco impegnativi che non spingevano al limite motore e prestazioni ed anche su alcuni “trucchi” in grado di aggirare l’interpretazione dei dati, quali ad esempio l’uso di un olio più fluido o un gonfiaggio a maggiore pressione delle gomme.

Il nuovo Ciclo Wltp

Con il nuovo ciclo Wltp tutti i parametri, oltre ad essere abbassati, sono molto più vicini alla realtà ed alle effettive prestazioni di un’auto su strada.
Attraverso la normativa Worldwide Harmonized Light Duty Vehicles test Procedure, sintetizzata per l’appunto nell’acronimo Wltp, l’auto testata oltre a dover rispettare la normativa Euro 6 deve percorrere molti più chilometri e con velocità medie e di punta più elevate, il tutto a climatizzatore spento.
La maggiore complessità e rigorosità di questi testi deriva dal fatto che vengono analizzati anche accessori opzionali che aumentano resistenza all’aria e peso della vettura quali pneumatici ed altro.

La principale e fondamentale differenza sta però nel fatto che questo protocollo include anche dei test Rde (Real Emission Drive) ossia delle prove che vengono effettuate su strada e in condizioni di guida reali, tenendo conto di fattori quali altitudine, temperatura, carico del veicolo e tipo di percorso.
Sono numerose variabili che, una volta incrociate tra di loro, offrono responsi molto più accurati e soprattutto vicini alla realtà.

Che scopo ha il Wltp?

Il principale scopo dell’introduzione del Wltp è misurare le emissioni inquinanti dei veicoli, i consumi effettivi ed i valori di CO2, e nel caso dei veicoli elettrici anche la loro autonomia.

Le condizioni di prova sono quindi più omogenee per quanto riguarda i laboratori, dove i trucchi non sono più ammessi, ma soprattutto all’esterno prendono in esame degli elementi che prima non erano considerati.
Applicato a tutte le auto nuove messe in commercio a partire da gennaio 2021, questo protocollo costituirà un banco di prova e di sfida per un settore molto provato dall’emergenza sanitaria come quello automotive e che vede le aziende concorrenti lottare a colpi di Bonus ecologici e facilità di accesso agli incentivi statali ottenibili soltanto attraverso la corrispondenza la protocollo Wltp.

Perché conviene il noleggio auto a lungo termine

Noleggiare un’automobile per un periodo di tempo medio-lungo, indicativamente dai 12 ai 24 mesi, è una possibilità che fino a qualche tempo fa era riservata alle sole aziende e ai professionisti in possesso di partita IVA.
Negli ultimi anni però questa modalità di fruizione dell’auto è stata estesa anche ai privati, con delle formule di noleggio auto a lungo termine in grado di soddisfare anche le esigenze di chi non fa dell’auto soltanto uno strumento di lavoro.

Questa modalità si è rivelata vincente ed apprezzata, con un numero di immatricolazioni dedicate a questo specifico canale in continua ascesa ed una quota di mercato divenuta anno dopo anno più consistente.

Vogliamo evidenziare nel dettaglio i reali vantaggi del noleggio auto a lungo termine sia per le partite IVA che per i privati.

Come funziona il noleggio a lungo termine

Il meccanismo del noleggio auto a lungo termine prevede che l’auto venga acquistata dal locatore, che può anche essere una Concessionaria, la quale a sua volta ne concede l’uso al driver o cliente a fronte della corresponsione di un canone mensile di locazione. Molto spesso è anche prevista la possibilità di personalizzare il veicolo esattamente come avviene con l’acquisto, e il canone di noleggio include tutta una serie di servizi connessi all’utilizzo dell’auto.

I servizi inclusi nel noleggio

In primo luogo quindi è inclusa l’assicurazione, sia RCA che Furto&Incendio oltre all’ormai immancabile opzione Kasko; sono poi inclusi gli interventi di manutenzione ordinaria quali i tagliandi, e quelli straordinari per rotture o guasti, e anche il bollo auto annuale.

Altri servizi opzionali

A seconda del locatario, ci sono poi servizi opzionali aggiuntivi che possono arricchire i pacchetti noleggio. Tra questi, ricordiamo il veicolo in pre-assegnazione in attesa che arrivi l’auto definitiva scelta, il veicolo sostitutivo in caso di guasti o di incidente, fino ad arrivare ad una carta carburante e persino alla gestione degli pneumatici estivi/invernali.

I vantaggi per i privati

Come abbiamo detto in apertura, anche se questa formula è nata per assecondare aziende e professionisti (e vedremo in un successivo paragrafo i vantaggi del noleggio a lungo termine per le partite IVA), ormai è una realtà anche per i clienti privati, gli automobilisti “comuni” che possono beneficiare di una maggiore semplicità nella gestione del veicolo e soprattutto dei costi ad esso collegati. Le formule più complete ed articolate di noleggio auto a lungo termine infatti prevedono a fronte di un canone mensile certo ed invariabile una tutela da qualsiasi tipo di imprevisto, incluse le voci di spesa legate ad improvvise manutenzioni non preventivate. A ciò si può aggiungere che nel canone sono incluse tutte quelle voci che in genere vanno a scadenza quali il bollo auto e l’assicurazione: un pensiero in meno quindi, perché è il locatario ad occuparsene!
Infine, non è da sottovalutare il vantaggio di avere sempre a disposizione un veicolo in perfetta efficienza perché costantemente controllato e monitorato senza costi aggiuntivi. La formula è privilegiata da tutti coloro che sono entrati nell’ottica più moderna secondo la quale a contare, più del possesso materiale del veicolo, sono i benefici che derivano dal suo uso e le migliorie che esso apporta alla vita di tutti i giorni, inquadrando quindi sotto una nuova luce il “servizio” autovettura.

I vantaggi per le partite IVA

Il noleggio auto a lungo termine offre ai titolari di partita IVA tutti i vantaggi che abbiamo fin qui elencato, oltre alla possibilità di definire il budget dedicato alla mobilità aziendale in base a costi certi che mettono al riparo da imprevisti. In aggiunta, c’è il vantaggio di tipo fiscale, perché il noleggio consente alle aziende di dedurre i costi di utilizzo del veicolo e di detrarre l’IVA. Le percentuali di deduzione e detrazione dipendono dall’uso strumentale che si fa del veicolo e soprattutto dall’affidatario, che può anche essere un dipendente, ma in ogni caso ci si trova di fronte a un’opzione che aiuta in maniera concreta le aziende sotto il profilo dei costi di gestione.

Bulli Volkswagen, un mito ora in versione elettrica

Uno dei più iconici simboli degli anni ’60, vero punto di riferimento per tutta una irriducibile generazione di hippies, è il mitico furgoncino Bulli di Volkswagen. Parliamo di un modello storico, un van che per più di una generazione ha rappresentato evasione, condivisione e libertà di vagare senza meta alla ricerca di avventure o più semplicemente di spensieratezza.

Volkswagen e-Bulli

Oggi il marchio tedesco recupera un T1 Samba prodotto nel 1966 e in collaborazione con la connazionale eClassics lo restaura in una nuova veste regalandoci un mitico Bulli in versione ecosostenibile e green perché elettrico.
L’azienda eClassics è esperta proprio nelle conversioni di veicoli, e per questo modello ha sciorinato tutte le sue competenze per un processo di retrofit (ossia, l’applicazione di tecnologie attuali ad un modello di impronta classica) realmente sensazionale.

Il motore elettrico del nuovo e-Bulli Volkswagen

La rivoluzione vera e propria sta nella rimozione del motore originale, un boxer a 4 cilindri da 44 cavalli, che è stato sostituito con un propulsore elettrico Volkswagen da 83 cv con motricità sull’asse posteriore ed alimentato da una batteria agli ioni di litio da 45 kWh montata sul pianale, che garantisce 200 km di autonomia.
Questo motore permette di raggiungere una velocità massima autolimitata di 130 km/h, mentre la ricarica avviene tramite corrente continua (bastano 40 minuti per arrivare all’80%) oppure alternata fino a 22kW. Il propulsore che spinge questo e-Bulli è silenziosissimo e confortevole per il guidatore, che può beneficiare anche di una fluida trasmissione ad una sola velocità.

Design retrò e nostalgico

La mutazione genetica di questo e-Bulli non ne ha stravolto l’estetica, perché ciò avrebbe significato tradire il progetto originario: si tenga conto che oggi un Bulli originale raggiunge, sul mercato delle auto d’epoca, quotazioni fantascientifiche che dipendono anche dallo stato di conservazione, ed alcuni collezionisti sono pronti a valutarne uno anche 250mila euro: sono cifre in genere riservate alle auto sportive!
Niente male per un semplice furgoncino che all’epoca nacque sullo stesso telaio del Maggiolino Volkswagen sull’onda del travolgente successo planetario del più noto veicolo del marchio tedesco.
Gli esterni sono stati semplicemente modernizzati, applicando una finitura bicolore arancio e dorata dall’impronta fortemente vintage sulla quale sono stati innestati dettagli di stile e fari e fanali a LED.

Sono gli interni ad aver subito il restyling più profondo e consistente, perché pur mantenendosi fedele alla classica impostazione ad 8 posti, eClassics ha creato un abitacolo elegante dal sapore vagamente retrò, introducendo materiali pregiati quali la pelle o il legno.
Anche il cruscotto è stato rivisto richiamando forme e linee di quello tradizionale ma inserendo come d’obbligo una strumentazione digitale che permette di gestire tutte le informazioni sul veicolo, specie per quanto riguarda la carica e l’autonomia, oltre a tutti gli apparati di connessione dell’era moderna.

Non siamo certo di fronte a una novità destinata a generare grandi numeri di vendita, anche perché il prezzo di partenza non è alla portata di tutti essendo fissato a sui 64.900 €, ma la consideriamo una lodevole iniziativa di Volkswagen per sensibilizzare il mercato nei confronti della propulsione elettrica sfruttando come “strumento” di persuasione un modello che suscita tanta nostalgia ed emozioni positive.

DS3 Crossback E-Tense, il futuro elettrico

Il piacevole silenzio che deriva dalla guida di un’auto elettrica è solo una delle componenti di questa inevitabile rivoluzione, anzi transizione energetica che il Gruppo PSA ha messo in atto su tutti i veicoli della sua gamma, a partire dalla Nuova Peugeot 208.
Questo sguardo lanciato su un futuro elettrificato dell’automobile coinvolge anche il brand di lusso del gruppo, quello denominato DS, che ha presentato la DS3 Crossback E-Tense come brillante soluzione di stile ispirato all’haute–couture applicata all’automotive.

Il vantaggio di aver progettato una comune piattaforma multienergia capace di accogliere sia veicoli dal motore tradizionale che elettrici è evidente, perché consente di razionalizzare i costi e di offrire soluzioni articolate e convincenti: l’autonomia dichiarata per la DS3 Crossback E-Tense è di 320 km a piena carica secondo il ciclo di omologazione WLTP, con batterie che possono essere ricaricate in soli 30 minuti all’80% se collegate a colonnine da 100 kWh, mentre per la ricarica domestica servono circa 5 ore.
La libertà di movimento e il piacere di viaggiare rappresentano il fulcro di questa delicata strategia che ha compreso la direzione intrapresa dal mercato verso l’elettrificazione, anche se è presto per stabilire in quanto tempo e con quali volumi di adegueranno le richieste degli acquirenti.

Le virtù della DS3 Crossback E-Tense

Motore 100% elettrico non vuol dire oggi in nessun caso rinunce, ed al volante di questa DS lo si comprende al volo perché si scopre un’efficienza energetica di primissimo livello, supportata da una potenza di 136 cavalli. Non si scende a compromessi e non si rinuncia a nulla nemmeno in termini di abitabilità, perché la piattaforma consente di integrare al meglio le batterie senza sottrarre spazio ai passeggeri, e ci si sposta in totale assenza di rumori o vibrazioni scoprendo un comfort di viaggio inedito.
L’isolamento acustico è quello già assicurato dalla versione tradizionale DS3 Crossback, come abbiamo visto in un nostro precedente articolo, ma naturalmente la propulsione elettrica contribuisce a renderlo ancora più efficace, permettendo tra l’altro di scegliere 3 modalità di guida a seconda dei gusti e delle situazioni: Eco, Comfort e Sport, con quest’ultima che accresce all’istante la coppia e regala inattese soddisfazioni, il tutto in totale libertà di spostarsi dove e quando si vuole anche in presenza di blocchi della circolazione per motivi ambientali.

Tanto sfoggio di tecnologia fa il paio con degli interni se possibile ancora più sofisticati, ricchi di dettagli raffinati e sobri e con una gamma di materiali, sellerie e tinte in grado di soddisfare anche i più esigenti.
È uno sguardo fiducioso gettato sul futuro, perché la mobilità non può essere insensibile alle tematiche ambientali, ed un simile sforzo conferma la consapevolezza di tutto il Gruppo PSA in materia.

Nuova Peugeot 208 punta a stravolgere il mercato

È senza ombra di dubbio la novità più attesa dal mercato dell’automobile in questo finale di 2019 la nuova generazione di Peugeot 208, veicolo sul quale tecnici, progettisti e designer del marchio francese hanno concentrato tutti i loro sforzi per un motivo molto semplice: 208 è la Peugeot più venduta, e deve mantenere questa leadership magari rosicchiando qualcosa alle dirette rivali.


I suoi obiettivi sono elevati ed ambiziosissimi, senza compromessi: la “vera” seconda generazione di Peugeot 208 (non potendosi considerare tale il parziale restyling del 2016) vuole spaccare il suo settore, quello delle berline compatte di segmento B, e lo dichiara senza mezzi termini proponendosi a tutti gli effetti come la prima autovettura di categoria Premium, stando alle dotazioni, che risulterà però accessibile a tutti.
I dispositivi dei quali sarà dotata infatti derivano tutti da modelli di categoria decisamente superiore: non c’è solo il family feeling virtuoso ed elegante ad avvicinare questa nuova Peugeot 208 all’ammiraglia 508, ma anche un equipaggiamento in grado di far impallidire qualsiasi concorrente di pari grado.

Un cambio automatico a 8 rapporti che controlla l’auto in autonomia nel traffico è solo la punta di diamante, ma ci sono a corredo anche il regolatore adattivo di velocità, il mantenimento di corsia, la lettura dei cartelli stradali e molto altro, tutti “aggeggi” tecnologici che di solito si trovano solo su auto di categoria superiore.
Gli interni, poi, sono modernissimi ed in linea con il filone ultra tecnologico che Peugeot sta percorrendo.
Gli schermi sono totalmente digitali, ampi fino a 10″, e l’integrazione con le più comuni interfacce come Apple CarPlay e Android Auto è d’obbligo al pari con la navigazione 3D animata da TomTom.

L’aspetto però sul quale la Nuova Peugeot 208 punta ancora più nettamente per spiazzare e sbalordire il mercato è la sua proposta, in contemporanea assoluta e per la prima volta al mondo, con 3 diversi propulsori. Ci sono i classici benzina 3 cilindri da 1.2 con 75, 100 o 130 cavalli; c’è l’apprezzatissimo turbodiesel BlueHDi 1.5 da 100 cavalli; ma c’è anche, ed è questa la novità assoluta, la Peugeot e-208, spinta da un motore elettrico da 136 cavalli con batteria da 50 kWh che assicura un’autonomia di 450 km a carica completa.
È un debutto carico di significati innegabili questa declinazione 100% elettrica, un passaggio cruciale verso la transizione energetica che Peugeot sta effettuando con estrema convinzione sia dei propri mezzi sia circa la sua necessità.
La ricarica completa da rete domestica richiede 23 ore, ma sfruttando le colonnine di ricarica rapida a 100 kW che pian piano stanno facendo la loro comparsa il “pieno” si ottiene in meno di un’ora.

Tra i motivi che hanno permesso a Peugeot di rendere questa 208 molto accessibile – anche se i listini saranno svelati solo dopo l’estate – c’è sicuramente la comunanza della piattaforma CMP con altri veicoli del gruppo, come la DS3 Crossback o la prossima Opel Corsa. Condividere componenti è infatti la strada più logica e indicata per contenere a monte i costi industriali per qualsiasi progetto, ed in più la CMP è talmente flessibile da ampliare a dismisura le opportunità di dotazioni, a seconda degli allestimenti scelti, senza costi aggiuntivi.

Presentata con grande sfarzo durante l’ultimo Salone di Ginevra, la Nuova 208 può già essere pre-ordinata attraverso uno specifico minisito dedicato, e sarà disponibile nelle Concessionarie Peugeot in autunno inoltrato.
La combinazione di stile così glamour e moderno e la curiosità suscitata dalla variante e-208 la rendono già attesissima!

 

I vantaggi delle auto a metano

C’è un dato a nostro avviso molto significativo che riguarda le immatricolazioni di vetture in Italia e la scelta della loro alimentazione. I dati UNRAE, infatti, ci dicono che su 50 vetture immatricolate, una utilizza il metano come combustibile: nel corso del 2018 sono state 38mila le unità vendute a sfruttare questo carburante, un dato che ha quindi invertito la sua tendenza e si è attestato su valori pari a quelli del 2011.

È la stessa UNRAE a fornirci altri numeri interessanti da analizzare, perché leggendoli si conta che oltre 1 milione di autovetture in Italia sfrutta questo gas compresso per spostarsi, una scelta che presenta un vantaggio duplice, perché oltre a permettere sensibili risparmi sui costi del carburante, garantisce ai più attenti alle tematiche ambientali di circolare in maniera molto più ecologica e sostenibile, riducendo le emissioni di CO2 del 25% in confronto alla benzina ed eliminando le polveri sottili come risultato della combustione.
Il tutto va a beneficio anche del portafogli, perché il metano – noto anche come CNG o Gas Naturale Compresso - risente molto meno delle fluttuazioni del mercato ed ha un prezzo tendenzialmente stabile, ma in più se paragonato alla benzina a parità di km percorsi garantisce un risparmio quantificabile nel 50% sulla scala dei prezzi attuali al distributore!

La diffusione del metano in Italia

In Italia esiste una rete distributiva molto capillare, con oltre 1.200 punti vendita distribuiti sul territorio: un numero destinato a crescere, e che già ci regala il primato europeo. C’è un marchio in particolare che sta puntando su questo tipo di carburante facendone un pilastro della propria strategia: ci riferiamo a Seat, che ha già varato un progetto sperimentale nella città di Barcellona dove vengono raccolti i rifiuti umidi ed organici dei cittadini per essere trasformati in biometano, un combustibile a impatto zero in termini di approvvigionamento e che può rappresentare una grande risorsa per la mobilità sostenibile del futuro.

Ha inoltre suscitato grande interesse il SUV Seat Arona, primo della categoria ed attualmente unico al mondo ad essere alimentato a metano, con ben 400 km di autonomia ai quali si aggiungono i circa 160 garantiti dal piccolo serbatoio complementare di benzina, utile per partenze in condizioni climatiche avverse, ma con una configurazione che non compromette né l’abitabilità né al capacità di carico di Seat Arona.

La strategia di sostenibilità ambientale del marchio in orbita Volkswagen è molto aggressiva e ben delineata, perché nella famiglia trovano già posto i modelli LeonLeon ST e Ibiza con questo tipo di alimentazione, una scelta green che contribuirà a far crescere il numero di vetture spinte dal gas metano nel nostro paese.

Nuova Peugeot 208, viaggio verso il futuro!

Il mondo automobilistico, in continua trasformazione per affrontare le sfide proposte in fatto di sostenibilità, ha trovato nella transizione energetica una delle strade più efficaci da percorrere, un’opportunità che un marchio come Peugeot ha scelto di cogliere in pieno.
Lo diciamo perché il Leone francese si è sempre distinto per una costante attenzione riservata alle tematiche ambientali, ed il progetto della Nuova Generazione di Peugeot 208 presentato allo scorso Salone di Ginevra ed in arrivo nelle concessionarie in autunno ne è testimonianza esplicita.

Per la prima volta un veicolo viene offerto sin dal suo lancio con 3 diverse alimentazioni: benzina, diesel oppure 100% elettrica.
Denominata Peugeot e-208, la variante elettrica rappresenta un nuovo modo di interpretare la mobilità sostenibile ed amica dell’ambiente, gettando uno sguardo su un futuro nemmeno troppo lontano, anzi.
È sempre stato di questo tenore il modo di affrontare le sfide della mobilità da parte di questo marchio con oltre 2 secoli di storia alle spalle, proponendo soluzioni tecnologiche all’avanguardia che oggi raggiungono un modo totalmente nuovo di concepire l’auto come mezzo di trasporto e di spostamento. Comfort assoluto, assenza totale di vibrazioni e di rumori, zero emissioni e zero odori dalla combustione, con un’energia pulita ed immediatamente disponibile ad una potenza che non penalizza né le prestazioni né le sensazioni di guida.

A queste caratteristiche la nuova versione della Peugeot 208 aggiunge un rinnovato stile della sua carrozzeria, estremamente giovane e moderno, configurata per risultare attuale nelle sue forme; e un abitacolo ancora più evoluto, nel quale debutta il Peugeot i-Cockpit 3D, uno sviluppo ancora più avanzato di quella plancia che sin dal suo lancio ha rivoluzionato l’esperienza di guida.

A questo sfoggio di tecnica ed estetica la Nuova generazione di Peugeot 208 aggiunge dotazioni sorprendenti in fatto di assistenza alla guida, che la collocano ad un livello 2 di guida autonoma grazie agli avanzatissimi sistemi ADAS.
Nonostante sia esponente di spicco del segmento B, la Nuova 208 ha caratteristiche tali da posizionarla molto in alto nella gamma per soddisfare automobilisti dalle richieste esigenti: a ridosso del suo lancio ne faremo una ulteriore ed ancora più dettagliata disamina!

 

Saltiamo a bordo di Vespa Elettrica!

Lei è l’indiscussa ed incontestabile regina tra gli scooter, e non solo per la sua longevità: Vespa è entrata nell’iconografia collettiva di più di una generazione, ha segnato un’epoca e tracciato nuove strade e tendenze, è stata presa come punto di riferimento e modello da imitare e al quale guardare come esempio di progettualità.

Proposta attraverso i decenni in tutte le possibili declinazioni, solo una mancava all’appello ma quel vuoto è stato ora colmato dalla Vespa Elettrica, un’innovazione la cui rilevanza è davvero epocale. A Pontedera si erano resi conto da tempo dell’urgenza di una simile svolta, ed hanno lavorato in maniera costante per raggiungerla senza mai tradire il passato, anzi usandolo come affidabilissima base di partenza.
Zero rumore, zero emissioni, vibrazioni inesistenti, la Vespa Elettrica ha tutto (tranne un aspetto, che analizzeremo in seguito) per essere un crack sul mercato della mobilità a due ruote ed essere desideratissima da tutti, un po’ come accadde negli anni ’50 con la Vespa 50 indirizzata ai giovanissimi o successivamente con l’esplosione del fenomeno Vespa Primavera 125.

Caratteristiche della Vespa Elettrica 2019

 

Tutto sulla Vespa Elettrica è stato studiato per non far minimamente rimpiangere la versione a motore termico: lo spunto è pari a quello di uno scooter di cilindrata 100, agilità e fluidità di manovra si esaltano nel traffico urbano che viene affrontato con la massima disinvoltura. Ci spingiamo ancora più in là se sosteniamo che la vera sostanziale differenza è quella di muoversi in silenzio e senza minimamente contribuire all’inquinamento, con la possibilità e la libertà di circolare sempre, ovunque e comunque.
Il lavoro è stato ottimo, a conti fatti, perché il peso del veicolo resta invariato rispetto ad una Vespa tradizionale, con interventi che hanno bilanciato al meglio il posizionamento della batteria agli ioni di litio senza che questa sottraesse spazio al vano sottosella.

Per l’accensione basta premere un pulsante, e forse qualche nostalgico sarà istintivamente portato, almeno per le prime volte, a tirare anche la leva del freno… ma non è più necessario!
A quel punto, va selezionata la modalità di guida Power oppure Eco, ed il suo motore da 3,5 kW vi porterà in giro dove volete per 100 km, con tempi di ricarica completa dichiarati di circa 4 ore anche su presa domestica da 220 v.
Molto indovinata inoltre, come spunto di design, la scelta di far sbucare dallo spazio prima occupato dal bocchettone per la benzina il cavo lungo 2 metri per la ricarica.

Chi può guidare Vespa Elettrica… e chi no

 

Vespa Elettrica ha la stessa omologazione di un cinquantino, e può essere guidata a partire dai 14 anni di età, anche se… accennavamo ad un “ma”.
Il suo prezzo non è quel che si direbbe popolare, visto che da listino Vespa Elettrica costa 6.390 €.

L’innovazione stavolta è un po’ meno abbordabile, non proprio alla portata di tutti, anche se ci sentiamo convinti che una mirata strategia di marketing riuscirà ad abbattere anche questa diffidenza. Del resto, la mobilità elettrica rappresenta a tutti gli effetti il futuro, ed ignorarne prospettive e potenzialità non è più concesso!

 

Ecotassa in vigore da oggi: chi paga, e quanto?

Scatta oggi in tutta Italia ed in tutta la sua detestabilità la tanto annunciata ecotassa di circolazione o ecotassa auto, un’imposta volta a colpire le auto più inquinanti ed i loro proprietari, anche se per fortuna solo al momento dell’acquisto, essendo da versare una tantum.

La manovra economica, su esplicita richiesta dell’Unione Europea, ha dovuto subire una profonda revisione rispetto a come era inizialmente stata concepita soprattutto per il meccanismo bonus-malus che in essa era incluso.
La versione definitiva ed approvata ha così coinvolto solo le super-car, le auto di lusso ed i SUV, lasciando in pace vetture di piccola cilindrata (ad esempio Panda, Ka ed altre) che in un primo momento sembravano interessate dalla manovra: fortunatamente ha prevalso il buon senso, e le city-car oltre ai segmenti più “modesti” non sono stati inclusi.

In più, la manovra ha anche confermato in via definitiva il bonus per chi acquista auto a più bassi livelli di emissioni, una cifra che nel caso di veicoli ibridi ed elettrici arriva fino a 6.000 €.

Chi deve pagare l’ecotassa

Il gettito aggiuntivo che entrerà nelle casse statali, stimato intorno ai 300 milioni di € per l’anno in corso ma destinato a crescere in seguito servirà proprio a finanziare il meccanismo degli ecoincentivi sui quali tutti i principali marchi stanno basando le campagne pubblicitarie per attrarre i clienti con corposi sconti.
Come abbiamo detto, ad essere colpiti sono soprattutto gli acquirenti dei SUV, non tanto in base al valore di acquisto della loro automobile quanto nella misura relativa all’impatto che essa ha sull’ambiente. A tale proposito è stata stilata un’apposita tabella impostata su 4 scaglioni specifici, con la sovrattassa che scatta a partire da un livello di emissioni pari a 160 g/km di CO2.

La tabella scaglioni dell’ecotassa

 

  • Da 160 e fino a 174 g/km di CO2 l’importo fissato è di 1.100 €;
  • Sopra i 175 e fino a 199, la tassa ammonterà a 1.600 €;
  • A partire da 200 e fino a 249 g/km di CO2, si sale fino ad una tassa di 2.000 €;
  • Infine, i veicoli che superano i 250 g/km di CO2 sono i più penalizzati, con una tassa pari a 2.500 €.

I valori che faranno testo ai fini della determinazione dello scaglione di appartenenza possono essere reperiti sulla carta di circolazione del veicolo alla voce V7, e sono stati rilevati secondo il ciclo NEDC (anche se a tal proposito non si comprende bene perché non sia stato preso in considerazione il nuovo protocollo WLTP).

Il restringimento della platea ai soli SUV ed auto di lusso comporterà ovviamente anche un contenimento di coloro che potranno accedere al cosiddetto ecosconto o ecobonus.

Chi può usufruire dell’ecobonus?

Anche nel caso dell’emendamento alla manovra sul fronte bonus è stata stilata una tabella di riferimento per conoscere gli importi.
Vetture con emissioni comprese tra 70 e 90 g/km di CO2 avranno accesso ad un bonus di 1.500 €, che sale a 3.000 € nel caso di emissioni di CO2 comprese tra i 20 e i 70 g/km (ad esempio, la Toyota Yaris 1.5 Hybrid, per darvi un’idea più chiara); l’incentivo più elevato e pari come detto a 6.000 € riguarderà veicoli particolarmente virtuosi con emissioni comprese tra 0 e 20 g/km di CO2, ovvero tutte le auto elettriche e poche altre.

Le reazioni restano contrarie

Il settore automotive, nonostante queste sostanziali modifiche apportate alla manovra rispetto alla sua versione iniziale, ha mantenuto comunque una valutazione negativa sulla manovra nel suo complesso.
Associazioni di categoria quali la Federauto, l’Anfia e l’Unrae si sono mantenute scettiche su una tassa che hanno paragonato al Superbollo, aggiungendo la critica sulla inefficacia dal punto di vista dell’inquinamento.
Viene semplicemente considerato un nuovo, ulteriore gravame fiscale che in più metterà in difficoltà sia il bilancio statale che il settore dell’occupazione.
Viene portato come esempio la minaccia da parte del Gruppo FCA di una revisione del piano industriale riservato agli stabilimenti italiani per i prossimi 5 anni nel caso di approvazione dell’ecotassa nella sua prima versione, anche se nessun commento è giunto dallo stesso Gruppo, almeno per ora, sulla versione entrata in vigore.

La Nuova Mazda CX-3 prosegue sulla strada del termico

Chi credeva che il cosiddetto “dieselgate” mettesse la parola fine o quantomeno ridimensionasse in maniera sostanziale la produzione di motori a gasolio è stato costretto a rivedere le proprie previsioni dall’impulso che numerosi marchi anche generalisti hanno impresso a questo tipo di propulsori nella loro gamma.
Input decisivo è stato senza alcun dubbio il varo del nuovo e più rigoroso Protocollo WLTP che ha costretto i veicoli a controlli più severi ed attendibili, in condizioni più aderenti a quelle che realmente si affrontano su strada, e non rese quindi “asettiche” dalle misurazioni effettuate in laboratorio.


Mazda conferma la sua indole di marchio che ama viaggiare in “controtendenza”, e gioca quindi d’anticipo con la sua nuova CX-3 che rispetta già tutti i parametri che andranno in vigore in questo 2019, per un SUV compatto destinato a competere in un segmento che nella sola Europa rappresenta il 15% delle vendite, e lo fa senza tener conto dell’impegno di altri marchi verso l’ambita definizione zero emissioni perché il suo nuovo motore diesel 1.8 da 115 cavalli (che sostituisce in toto quello 1.5 da 105 cavalli) sa dimostrarsi un propulsore pulito, brillante e conveniente, sviluppato secondo un know-how che tiene perfettamente conto delle normative Euro 6.2 d-Temp per assicurare basse emissioni e consumi contenuti. Le stesse virtù sono possedute dalle due motorizzazioni benzina, denominate Skyactiv G 2.0 in versioni da 121 o 150 cavalli.

Secondo Mazda il parco di autovetture circolanti è destinato a restare, almeno per altri 15 anni, composto in prevalenza da veicoli spinti da un motore tradizionale di tipo termico. Gli automobilisti infatti sembrano ancora scettici, nonostante i progressi compiuti dal processo di elettrificazione, riguardo l’impegno degli enti e dei comuni nel mettere a disposizione adeguate infrastrutture e postazioni di ricarica, e proprio a loro la Mazda CX-3 offre il motore con il più basso rapporto di compressione al mondo.
Non ci sentiamo di dare del tutto torto alla casa giapponese perché, dati alla mano, le emissioni di CO2 totali che vanno ad impattare sull’ambiente provengono per appena il 10% o poco più dal settore automotive, che troppo spesso viene demonizzato in maniera superiore rispetto alle sue reali colpe.
Si è quindi preferito lavorare, e sodo, sullo sviluppo di tecnologie di propulsione tradizionali, ma capaci di ottimizzare gli effetti della combustione, piuttosto che investire troppe risorse in una tecnologia come quella elettrica che al momento presenta ancora dei grossi interrogativi.

Mazda CX-3 non è comunque stata rivoluzionata soltanto sotto il cofano, perché si presenta con un incisivo restyling che pur mantenendole dimensioni compatte (4,28 metri di lunghezza, 1,72 metri di larghezza ed un’altezza di 1,53 metri da terra) è comoda, confortevole e perfetta anche per lunghi viaggi.
Sono state sviluppate tecnologie di bordo che migliorano la trazione e la resa, per una vettura che si rivela coinvolgente e dall’aspetto velatamente sportivo ma con un abitacolo che è stato sottoposto a sensibili ritocchi sul fronte dell’insonorizzazione, anche a regimi sostenuti.


I prezzi di listino arrivano a 23mila euro per la versione diesel, ma includono un valore garantito dell’auto fino a 3 anni come ulteriore invito a fidarsi: ci sarà davvero da divertirsi nell’assistere a questa sfida senza quartiere lanciata alle concorrenti!